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Torre piloti, l'urto era prevedibile

Pubblicato il 11 / 12 / 2017

Non c'è pace per i familiari delle vittime dell'incidente della torre piloti, le carte dell'inchiesta fanno infatti emergere nuove responsabilità. “Prima del tragico incidente della Jolly Nero della Compagnia Messina, l'urto di una nave contro una struttura portuale non era un evento totalmente imprevedibile” - così hanno scritto gli ufficiali di polizia giudiziaria del Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro della Sezione Porto.

Il giornale nautico ricorda l'episodio del 22 aprile del 1999: “quel giorno la motonave battente bandiera italiana Domenico Ievoli, muovendosi dal bacino quattro al pontile esterno dell'Ente Bacini, durante la manovra di ormeggio, era andata ad urtare con il mascone di sinistra contro il secondo piano dell'edificio a ponente della torre, arrecando lievi danni in corrispondenza dell'ultima finestra del secondo piano della torre piloti, fortunatamente senza causare danni alle persone. Racconta questo l'estratto del giornale nautico che i due ufficiali di polizia giudiziaria hanno ripetuto nella propria relazione, alludendo alle “possibili responsabilità penali nei confronti di coloro che hanno progettato la torre, ne hanno deciso il posizionamento e la destinazione, adibendo le strutture a luogo di lavoro”. Nel frattempo però, l'Agenzia Europea di Lisbona, documenta che tra il 2011 e il 2014 si è verificato un urto ogni quattro giorni contro una banchina di un porto italiano o estero. A livello di numeri, tra il 2007 e il 2014, il bilancio dei danni alle persone è stato di 38 morti e 82 feriti.

Il gip Alessia Solombrino ha rigettato la richiesta di archiviazione del filone riguardante il posizionamento della struttura e le responsabilità di chi l'aveva progettata, decidendone la collocazione a Molo Giano, a filo banchina.

La tragedia era inevitabile? E' questa la domanda che adesso tutti si pongono, mentre i familiari delle nove vittime del 7 maggio 2013 aspettano risposte.


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