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Caso imam a Genova, tre predicatori a rischio espulsione

Pubblicato il 28 / 3 / 2018

Genova. Non si è ancora conclusa la doppia indagine sugli imam genovesi, l'inchiesta penale potrebbe essere archiviata ma gli indagati, o – ex indagati – a quel punto rischierebbero concretamente l'espulsione “per motivi di sicurezza”.

È questo l'epilogo più probabile degli accertamenti sui tre predicatori che durante gli anni scorsi erano molto attivi nel centro storico genovese e a Sampierdarena. Parliamo dell'albanese Bledar Breshta e dei marocchini Mohamed Othman e Mohamed Naji, che erano stati accusati di associazione con finalità di terrorismo: secondo la Digos infatti raccoglievano soldi da inviare ai filojihadisti, e nel frattempo stavano realizzando una sala di preghiera super-blindata, ospitando anche per un periodo il siriano Mahmoud Jrad, arrestato nel 2016 a Varese mentre stata per raggiungere la Siria. Da tempo si erano palesati come esponenti d’una branca sunnita oltranzista molto radicata in città, che aveva indottrinato anche Giuliano Delnevo, morto combattendo in Siria nel 2013.

Naji, in particolare, era finito nel mirino per il ruolo di guida in un centro preghiera di Sampierdarena. «Le indagini - scrivevano gli inquirenti - hanno certificato l’importanza del luogo di culto di via Agostino Castelli 5, ossia la moschea “As Sunna” dove si riuniscono nel massimo riserbo soggetti arabi ritenuti pericolosi, perché aderenti alle posizioni salafite più estreme e ultra-ortodosse. Gli indagati, primo fra tutti Naji, si mostrano molto attenti a controllare i frequentatori, a garantire la sicurezza degli ambienti e per fare questo hanno individuato un immobile nelle vicinanze che consente un monitoraggio della moschea stessa.

Gli elementi raccolti durante questo biennio di accertamenti potrebbero non bastare per materializzare l'accusa di associazione terroristica in chiave processuale, nonostante il Viminale abbia già negato in un'occasione in rinnovo di permesso a Naji, definendolo e ritenendolo pericoloso.

Se non si andrà a processo, gli addetti al lavoro ricorreranno però all'espulsione dei tre predicatori.


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