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Decreto Genova, maggioranza battuta ieri in Commissione al Senato

Pubblicato il 14 / 11 / 2018

Genova. Nella serata di ieri la maggioranza è andata sotto al Senato sul Decreto Genova, emendamento della discordia è quello che riguarda il condono sull'isola di Ischia. 23 i voti favorevoli contro 22 e un’astensione pesante come quella della senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Nugnes. Sono stati infatti questi i numeri che hanno fatto la differenza sull'emendamento contenuto nell'articolo 25 presentato da Forza Italia.

Va in scena oggi il secondo round del dl Genova a Palazzo Madama, dove è auspicato il voto finale. Il provvedimento è da diverse ore in discussione nelle Commissioni congiunte Lavori pubblici e Ambiente del Senato e, come fa sapere il capogruppo del M5S in Senato Stefano Patuanelli, verrà corretta "questa spiacevole stortura". Patuanelli ha infatti parlato di "tradimento", riferendosi ai traditori del movimento. Nell'occhio del ciclone non sola Nugnes ma anche il comandante Gregorio De Falco, considerato oramai il dissidente grillino che ha condannato alla prima battuta d'arresto il Decreto Genova. “Non mollo, la mia è una battaglia di coerenza. Vorrei che restassimo fedeli ai nostri principi” ha dichiarato De Falco.

Il decreto che dedica all’emergenza Genova 16 articoli dei 46 complessivi e per il resto prova a dare risposte alle emergenze del centro Italia e di Ischia colpiti da due diversi terremoti, è stato approvato alla Camera il 1 novembre. Ora è alla prova del Senato e proprio sul condono la tenuta della maggioranza, e in particolare del M5S, ha vacillato. Ricordiamo che il dl Genova dovrà essere trasformato il legge entro e non oltre il 27 novembre.

Nel frattempo il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi si appella al senso di responsabilità dei senatori in vista di un’operazione di concretezza e rapidità: «Mi auguro che il decreto possa uscire con il più grande consenso» perché «questo è lo scopo di questo decreto: dare uno degli strumenti necessari al commissario per far ripartire rapidamente un pezzo importante dell’economia del Paese».

Dall'opposizione intanto, fanno sapere che non si arretra di un centimetro.


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