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Il sottosegretario genovese della Lega Armando Siri indagato per Corruzione

Pubblicato il 18 / 4 / 2019

L’indagine della Dia di Roma e delle procure di Palermo e Roma, ha coinvolto anche il genovese Armando Siri, sottosegretario leghista alle infrastrutture e trasporti che è  indagato per corruzione insieme ad altre otto persone. Una complessa rete di affari che coinvolge esponenti delle famiglie mafiose trapanesi legate a Matteo Messina Denaro e personaggi della politica siciliana e nazionale.

Siri si sarebbe attivato per ottenere una serie di modifiche legislative e regolamentari al sistema degli incentivi per il cosiddetto mini-eolico, dietro l’impulso di uno degli imprenditori indagati, Paolo Arata. ex parlamentare di Forza Italia, attuale responsabile del programma della Lega per l’ambiente.

Altro “protagonista” è Vito Nicastri, “Re dell’eolico” siciliano, già ai domiciliari per una operazione speculativa nelle energie rinnovabili che aveva fatto emergere i suoi legami con Massina Denaro.

Tornando al sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, della Lega, il politico genovese è indagato per corruzione perchè secondo gli investigatori, attraverso Paolo Arata, avrebbe ricevuto denaro per modificare una norma da inserire nel Def 2018 per favorire l’erogazione di contributi per imprese che operano nel settore delle energie rinnovabili. La norma non fu mai approvata, ma per la Procura ci fu comunque il passaggio di denaro.

In attesa di sviluppi, il ministro Danilo Toninelli, titolare del dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Siri, perché «un’inchiesta per corruzione impone massima attenzione e cautela».

Armando Siri, 47 enne leghista ricopre il ruolo di responsabile economico e collabora dal 2014 con Matteo Salvini.    E’ lui il teorico della flat tax con aliquota unica al 15%, uno dei provvedimenti che vorrebbe la Lega. In passato Siri è stato socialista craxiano, e dello storico leader socialista fu amico personale e collaboratore. In seguito è transitato per Forza Italia, prima di approdare alla Lega. E’ un giornalista pubblicista e dal 1998 ha lavorato come redattore a Mediaset.

Siri nel 2014 patteggiò una condanna comminata dal tribunale di Milano a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, in seguito al crack di “MediaItalia”, società da lui presieduta e indebitata per oltre 1 milione di euro. Secondo i magistrati che firmarono la sentenza, prima del crack Siri e soci svuotarono l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale venne poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale americano. Sulla vicenda Siri ha sempre affermato di non aver commesso alcun reato e di aver patteggiato perché impossibilitato a sostenere economicamente le ingenti spese processuali.

 

 


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