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Ponte Morandi, l'Antimafia blocca una prima azienda demolitrice

Pubblicato il 15 / 5 / 2019

Genova. Potrebbe esserci l'ombra della camorra sopra una delle aziende che si occupa di demolire ponte Morandi. Questo sospetto ha portato alla risoluzione automatica del contratto per la Tecnodem di Napoli, una delle 92 aziende che fino ad oggi hanno lavorato nel cantiere. All'apparenza l'impresa Tecnodem s.r.l. aveva tutte le carte in regola ma per la Dia, direzione investigativa antimafia, la società aveva qualcosa da nascondere. La Tecnodem, lo ricordiamo, si occupa di demolizione di materiale ferroso. Come riporta la Repubblica-Genova l'amministratrice e socia unica dell'impresa con una decina di dipendenti, Consiglia Marigliano, non aveva alcuna esperienza in quel campo ed è consuocera di un 65enne, Ferdinando Varlese, che sotto l'ambito penale ha un "curriculum" di alto profilo. L'uomo, fra le altre, ha ricevuto due condanne: una per associazione a delinquere (nel 1986) e l'altra per estorsione tentata in concorso (nel 2006) in cui i giudici di Napoli hanno cristallizzato i suoi legami con la camorra, in particolare con la famiglia "D'Amico", con la quale è anche imparentato.

Dopo l'operazione della Dia, la Prefettura ha fatto immediatamente scattare, nella giornata di ieri, un'interdittiva nei confronti della Tecnodem. La prima, da quando sono iniziati i lavori di demolizione e ricostruzione del viadotto Polcevera. Questo significa, “in soldoni”, che l'azienda napoletana, che aveva firmato un contratto di sub-appalto con la Omini Spa (capofila della Ati, l'associazione temporanea di imprese che si occupa della demolizione) è fuori dai lavori. La risoluzione del contratto è stata automatica, allo start le società avevano firmato una clausola nella quale accettavano la decadenza immediata in caso di interdittiva della Prefettura.

L'Ati, con un comunicato ufficiale, precisa che “prima dell’inizio dei lavori aveva presentato alla Committenza tutta la documentazione richiesta e prevista ai fini delle verifiche antimafia per ottenere il permesso al subappalto delle relative attività. Ottenuta l'autorizzazione, soggetta a successiva verifica da parte della Prefettura, sono stati consentiti gli ingressi in cantieri.

 

Alla luce di quanto emerso dalle indagini svolte dalla Prefettura di Genova – prosegue la nota - e in seguito alla conseguente comunicazione ricevuta in data 13 maggio 2019, l’ATI nel totale rispetto e ottemperanza delle prescrizioni ricevute ha già provveduto all ’immediata risoluzione del contratto di subappalto e all’allontanamento della società in questione.


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