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Ponte Morandi, Autostrade ha presentato un piano per smaltire i detriti

Pubblicato il 5 / 6 / 2019

Genova. Se da una parte proseguono i lavori di demolizione dei civici di via Porro, attraveso l'uso di pinze idraluliche, dall'altra si lavora e si studia il progetto che verrà seguito per far esplodere le pile 10 e 11 sul lato est di ponte Morandi. Tra lacrime e desolazione, capita che gli oramai ex inquilini di via Porro assistano allo sgretolarsi dei muri delle loro vecchie abitazioni, tra la consapevolezza che dal 14 agosto dell'anno scorso, volente o no, le loro vite sono cambiate, si sono trasformate.

Ma chi è rimasto invece, nelle zone limitrofe al ponte, ma non tanto vicine da essere sfollati, si interroga su quale sarà il loro futuro, soprattutto quello legato alla salute. Le pile 10 e 11 sono lì, pronte ad esplodere, e a scomparire. 

Gli artificieri dell’esercito sono scesi in campo per collaborare all’utilizzo di esplosivo al plastico e per prendere parte a una terza - e probabilmente ultima - simulazione nella cava dei Camaldoli, la settimana prossima. Così il team di demolizione dovrebbe chiudere definitivamente il cerchio sulle tecniche che saranno utilizzate per abbattere i monconi sul lato est del viadotto. 

Solo a valle di questa nuova prova, che ha l’obiettivo di valutare il comportamento del metallo, e in particolare quello che “raddoppia” gli stralli della pila 11, ristrutturata negli anni ’90, dovrebbe arrivare il via libera definitivo. La commissione esplosivi è alquanto probabile decida il da farsi la prossima settimana, settimana nella quale si materializzerà un'assemblea pubblica alla presenza del sindaco e commissario Marco Bucci con la cittadinanza interessata. Si parla di lunedì 17 o martedì 18. Per quanto riguarda la "best option", ovvero l'esplosione delle due pile, rimane ancora papabile la giornata del 24 giugno.

Nel frattempo, i comitati hanno presentato un altro esposto in Procura nel quale si chiede di aprire nuove indagini sull'utilizzo di dinamite per le pile 10 e 11. “La popolazione, fanno sapere, non sarebbe stata messa a conoscenza adeguatamente di questa intenzione e di alcuni temi connessi come l’evacuazione e lo stoccaggio e il trasporto dei detriti delle due pile fatte saltare in aria”. 

Società Autostrade il 30 maggio ha presentato un piano di smaltimento dei materiali derivanti dal crollo del ponte Morandi nonché di quelli originati dal crollo sulle strutture pubbliche o private sottostanti, i materiali sono stoccati a Genova nella cosiddetta 'area penisola' a ridosso del torrente Polcevera nella zona di Bolzaneto e sono stati recentemente in parte dissequestrati. Lo spiega l'assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone in Consiglio regionale rispondendo a un'interrogazione del capogruppo Pd Giovanni Lunardon. Giampedrone conferma che ad oggi non c'è stata alcuna inerzia del gestore Aspi in merito al piano di smaltimento dei suddetti materiali e perciò non sono state necessarie azioni di rivalsa da parte del commissario delegato all'emergenza (Giovanni Toti) che ha chiesto a Società Autostrade il piano di smaltimento ottenendolo nei tempi previsti.


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