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Delitto Lumarzo, negata l'infermitÓ mentale a Borgarelli

Pubblicato il 22 / 2 / 2017

Claudio Borgarelli è in grado di intendere e di volere: lo ha stabilito lo psichiatra Gabriele Rocca, incaricato dal gip Paola Faggioni. L’ex infermiere lo scorso ottobre aveva ucciso e decapitato lo zio Albano Crocco nei boschi di Lumarzo. La perizia verrà discussa il 28 febbraio davanti al gip, a quel punto il pubblico ministero chiuderà le indagini e ne chiederà il rinvio a giudizio. Il perito ha ripercorso tutte le tappe dell’omicidio partendo dal rapporto con lo zio: Crocco per il nipote in poco tempo si trasforma in un nemico, un traditore perché si allea con coloro che passano dal sentiero che porta ai boschi con macchine e moto. Borgarelli, dal canto suo, voleva che il percorso diventasse solo pedonale. Nella perizia dello psichiatra c’è scritto che “il grilletto che ha fatto scattare la molla sono state le ingiurie che lo zio avrebbe rivolto al nipote la mattina dell’omicidio”. Non un gesto premeditato dunque, ma un momento di follia dettato dall’impeto. Un elemento che esclude l'omicidio premeditato. Secondo i carabinieri Borgarelli aveva messo alcuni paletti all’ingresso del sentiero per impedirne l’accesso ai mezzi. Un gesto che però non era ben visto dai visitatori del bosco e dallo stesso zio. Quella mattina Crocco stava andando per funghi e incontrò il nipote: tra i due nacque una discussione e stando a quanto raccontato dall’ex infermiere l’uomo lo avrebbe insultato fino a sputargli. A quel punto Borgarelli perse il controllo sparando e decapitando lo zio per poi trascinare il cadavere in un dirupo. Caduta quindi la principale attenuante per la difesa, ossia l'infermità mentale che avrebbe comportato un importante sconto di pena, ora Borgarelli rischia l’ergastolo.

Alessandro Bacci


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