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Banca Carige, il piano strategico

Pubblicato il 4 / 3 / 2017

L’obiettivo è raggiungere nel 2020 ricavi per 756 milioni di euro. Il percorso per arrivarci prevede un forte intervento sul portafoglio sofferenze, un aumento di capitale, la razionalizzazione della rete vendita e ancora qualche intervento sui costi operativi.

Il piano strategico presentato il 28 febbraio viene definito un “aggiornamento” di quello varato lo scorso giugno e si concentra sull’accelerazione delle priorità strategiche individuate otto mesi fa. Appena varato è stato inviato alla BCE che lo aspettava per fine mese.

Il piano affronta il tema sofferenze, priorità di tutto il sistema bancario italiano, e la decisione è quella di risolverlo in modo radicale. La via che verrà intrapresa si discosta però da quella di Monte dei Paschi e di Unicredit. L’azionariato “tradizionale” che caratterizza Carige richiede infatti un approccio più prudente che non rischi di penalizzare troppo gli azionisti.

Oltre ad andare avanti con la cartolarizzazione di circa 950 mln di sofferenze, che dovrebbe concludersi nei prossimi mesi, verrà infatti creata una “bad bank” che acquisirà tutte le ulteriori sofferenze tranne quelle di Banca del Monte di Lucca e quelle relative leasing e factoring. Gli azionisti manterranno i benefici derivanti dalla ottimizzazione del recupero dei crediti ceduti, ma Carige non avrà nessuna partecipazione. Questo nuovo veicolo di gestione dovrebbe permettere di realizzare di più di quanto si riuscirebbe vendendo i crediti sul mercato nell’attuale contesto e con tempi stretti.

Per sostenere questo progetto di scissione, il piano prevede un aumento di capitale fino a 450 milioni di euro. Partecipando a questo aumento la famiglia Malacalza, socio di riferimento di Carige con circa il 17%, dimostrerà ancora una volta di credere nel futuro della Carige.

Il progetto prevede anche interventi per una migliore gestione del credito e per prevenire la generazione di nuovi NPL, in primis la separazione della direzione responsabile dell’erogazione del credito da quella che gestisce le sofferenze, che andrà in staff all’Amministratore Delegato e sarà rafforzata fino a raggiungere le circa 90 risorse dedicate.

Per il rilancio della banca è stata inoltre decisa una razionalizzazione della rete vendita che si focalizzerà su Liguria e Toscana, le piazze principali di Carige. Verrà ottimizzato il nuovo modello commerciale partito nel 2016, dando sempre più autonomia alle filiali e investendo in tecnologia e innovazione. A dirigere il nuovo rilancio commerciale il nuovo Chief Commercial Officer, Gianluca Guaitani, 26 anni di esperienza in Unicredit, arrivato in Carige lo scorso gennaio.

Lato costi è prevista la chiusura di circa 90 filiali, viene lanciato un progetto di space management (oggi i dipendenti Carige occupano diversi palazzi del centro città) ed è prevista l’uscita di altre 155 risorse, dopo il pesante esodo di 600 risorse ancora in corso. L’ulteriore riduzione di risorse e la chiusura di filiali in aree dove i dipendenti sono difficilmente ricollocabili sono le iniziative su cui si prevede un duro confronto con i sindacati.

 


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