Ponte Morandi, esplosione pile 10 e 11: 300 metri di "zona rossa" e 3.170 residenti evacuati

Genova. È iniziato il conto alla rovescia per l'esplosione delle pile 10 e 11 di ponte Morandi. Le prossime ore saranno decisive per valutare se sarà disco verde per la data del 24 giugno, ma se così non dovesse essere, spunta un nuovo possibile giorno: venerdì 28, come riporta La Repubblica di Genova.

Come spiega il consigliere comunale con delega alla Protezione civile Sergio Gambino, la macchina organizzativa è entrata nel vivo già da sabato: “Noi lavoriamo perché tutto sia pronto per il 24 alle 7 della mattina con l'evacuazione delle 3.170 persone completata”.

300 i metri che delimitano la cosiddetta “zona rossa”, a questi si aggiunge una fascia cuscinetto che arriva fino a 400, in cui, a meno che non si preferisca allontanarsi, è possibile rimanere in casa ma con l'obbligo di barricarsi dentro, con finestre chiuse e tapparelle abbassate.

Lo sgombero dovrà avvenire entro e non oltre le 7, mentre il rientro è previsto non prima delle 22, salvo imprevisti dell'ultima ora, soprattutto se qualcosa dovesse andare storto. Il piano della Protezione civile prevede, grazie alla solidarietà di alcune strutture, la disponibilità ad accogliere coloro che non hanno altre alternative: Lago Figoi a Borzoli e la Crocera a Sampierdarena infatti, apriranno le porte per grandi e piccoli.

Nel piano evacuazione avranno priorità assoluta gli over 75, le donne gravide oltre il terzo mese e quelle che stanno affrontando una gravidanza a rischio, poi tutti coloro che hanno una disabilità, anche temporanea.

Da questa mattina saranno attivi tre infopoint: due in via Fillak ( a nord, e a sud, del ponte) e uno al Campasso: funzioneranno fino alla data dell’esplosione (dalle 8 alle 19), il personale della Protezione civile darà ogni informazione necessaria alle persone. Ma il clima, intorno alle pile 10 e 11 di ponte Morandi non è dei migliori: i cittadini che dovranno allontanarsi dalle proprie abitazioni sono preoccupati e in apprensione, oltre a non sapere bene come comportarsi il giorno dell'esplosione, temono per quelli a seguire, per la propria salute in primis ma anche per la quotidianità, dopo il 24 giugno o quel che sia. Un'inquietudine comprensibile che si aggiunge a 10 mesi di sofferenza pregressa, da quel 14 agosto scorso.



Pubblicato il 17 / 6 / 2019

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