Inaugurazione del nuovo ponte sul Pocevera

Già da diversi giorni è sorta una onda polemica sull'inaugurazione del nuovo ponte sul Polcevera.

Moltissimi cittadini e molti rappresentanti del mondo civile e dello spettacolo si augurano che l'inauurazione si svolga senza molto clamore e molti spettacoli per rispettare le 43 vittime del crollo del ponte Morandi.

Luca Bizzarri ha più volte affermato che l'idea di una inaugurazione in pompa magna non si addice al rispetto dovuto alle  famiglie delle vittime. 

Dello stesso avviso l'architetto Emanule Piccardo direttore di archphoto.it che consegna alle pagine di Repubblica il suo personale pensiero.

"Se è vero che ogni crollo genera una ricostruzione, non solo fisica ma anche culturale ed etica, per Genova, per come sono andati i fatti, non è avvenuto. Il crollo ha evidenziato che non si può continuare ad agire perennemente in emergenza, una situazione che mina la credibilità delle istituzioni nella risoluzione dei problemi, andando in deroga alle leggi che ogni cittadino, invece, deve rispettare. - Scrive Piccardo - Col passare del tempo abbiamo assistito ad una nuova narrazione della storia improntata sulla presunta efficienza della macchina governativa locale e la conseguente sterilizzazione del dibattito su ogni scelta del post crollo. Una parte della città si è assopita e non ha condiviso il lutto di quella parte, la Valpolcevera, popolare e abbandonata dal centro. Il mantra ossessivo è stato la fretta, come se la ricostruzione di un viadotto anonimo, progettato da un grande architetto, potesse sanare le lacerazioni di una città che negli ultimi anni ha visto ridursi il numero degli abitanti e aumentare le diseguaglianze, nella indifferenza di un sindaco che non è riuscito a rappresentare tutti i genovesi. In questi due anni, da quel maledetto 14 agosto 2018, abbiamo assistito alla messa in scena della spettacolarizzazione mediatica del crollo. Ogni fatto non rilevante è stato la scusa per inaugurare. Le scelte mirano a generare consenso in varie forme: dal concerto dell’orchestra di Santa Cecilia ai podcast che webuild ha prodotto dal titolo “Voci dal Ponte”. Tuttavia il problema non riguarda il concerto in sè, ma il linguaggio e le modalità adottate senza comprendere che il rispetto per i morti viene prima di qualsiasi show mediatico, come ci ha insegnato Mattarella nel presentare il concerto del 2 giugno in onore delle vittime del corona virus. La musica può aiutarci nel sanare le lacerazioni provocate da una perdita ed il lutto- come evidenzia bene l’antropologo Massimo Canevacci- “va attraversato nella sua completezza per superare l’angoscia della morte” e consentire alla vita di continuare. Così dedicare il concerto alle vittime avrebbe consentito un atto civile di rispetto che lo Stato tutto (governo, istituzioni, industriali, comunità) deve alla perdita delle 43 vittime ed ai loro congiunti. -conclude Piccardo



Pubblicato il 3 / 6 / 2020